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  • L'innovazione ha le sue regole


    A volte si parla molto (troppo?) di innovazione, dimenticandosi che fondamentalmente l'innovazione è una questione "sistemica". 
    Come ho già avuto modo di scrivere, un'organizzazione può innovare in modo più efficace ed efficiente se tutte le attività necessarie sono gestiti come un sistema che deve essere governato da un processo. 
     Da qualche mese, è stata finalmente pubblicata la norma ISO 56000 sui sistemi di gestione dell'innovazione (IMS), un insieme di procedure standard operative che forniscono una guida generale per tutti i tipi di innovazione (prodotto, servizi, processi e modelli di business), metodi (incrementale, radicale), tipi di approccio (interna, open) e per tutte le attività di innovazione (basata sull'utente, sul mercato, sulla tecnologia e sulla progettazione). 
    Al fine di garantire che le iniziative e i processi di innovazione siano adeguatamente supportati e che le opportunità e i rischi siano identificati e affrontati da un organizzazione, la norma prevede uno specifico ciclo Plan-Do-Check-Act (PDCA) per guidare il miglioramento continuo del sistema di gestione dell'innovazione. 
    Il ciclo PDCA può essere applicato a tutto il sistema di gestione dell'innovazione o solo ad una sua parte ed il diagramma seguente mostra come le varie sezioni dello standard possono essere raggruppate in relazione al ciclo PDCA. 

    La norma ISO56000 e ciclo PCDA Prima di tutto, come si vede, il ciclo è inserito nel contesto dell'organizzazione (Sezione 4) e guidato dalla sua leadership (Sezione 5). Nello specifico, il contesto dell'organizzazione determina e definisce chiaramente le esigenze e le aspettative delle parti interessate in materia di innovazione (inclusi l'ambito, il tipo, l'area e la categoria), mentre la leadership copre la parte strategica dell'innovazione, nonché i ruoli organizzativi e le responsabilità e le autorità. Entrando nel ciclo PDCA, è necessario: 
    • PLAN: Progettare il sistema di gestione dell'innovazione, stabilire gli obiettivi e determinare le azioni necessarie per affrontare opportunità e rischi (Sezione 6) 
    • DO: Implementare il sistema di gestione dell'innovazione e ciò che è previsto in termini di support e operazioni (Sezione 7 e Sezione 8) 
    • CHECK: Misurare le prestazioni del sistema di gestione dell'innovazione, monitorando e misurando i risultati rispetto agli obiettivi (Sezione 9) 
    • ACT: Migliorare il sistema di gestione dell'innovazione, adottando misure per migliorare continuamente le prestazioni dell'IMS (Sezione 10).
    Quest'anno sono già state pubblicate: 
    • ISO 56002:2019, Innovation management — Innovation management system — Guidance 
    • ISO 56003:2019, Innovation management — Tools and methods for innovation partnership — Guidance 
    • ISO/TR 56004:2019, Innovation Management Assessment — Guidance 
    Lo sviluppo degli altri standard della serie comprende: 
    • ISO/DIS 56005, Innovation management — Tools and methods for intellectual property management — Guidance 
    • ISO/CD 56006, Innovation management — Strategic intelligence management — Guidance ISO/AWI 56007, Innovation management — idea management 
    • ISO/AWI 56008, Innovation management — tools and methods for innovation operation measurements — Guidance.
  • Come misurare la capacità di innovare di un organizzazione


    La capacità di innovare di una qualsiasi organizzazione è il fattore chiave per una crescita nel tempo, maggiore redditività economica e sviluppo. 
    Ma come possiamo definire questa capacità? 
    In generale, un organizzazione innovativa dovrebbe essere in grado di comprendere e rispondere alle condizioni mutevoli del proprio contesto per poter perseguire nuove opportunità, facendo leva sulla conoscenza e sulla creatività delle persone all'interno dell'organizzazione stessa, anche con collaborazioni esterne. 
    Un'organizzazione può innovare in modo più efficace ed efficiente se tutte le attività necessarie sono gestiti come un sistema che deve essere governato da un processo
    Siamo così arrivati a definire che la capacità di innovare di un organizzazione è pari alla capacità di definire e gestire un processo di innovazione

    Molti esperti del settore indicano il processo come rappresentato di seguito. 


    Il processo è trasversale nell'organizzazione ed è indipendente da questa e le 6 dimensioni principali sono misurabili e rappresentabili graficamente: 


    Per misurare costantemente le varie dimensioni del processo come sopra indicato e verificare nel tempo le variazioni, in collaborazione con gli esperti di Sigma Experience è stato messo a punto un sistema basato su 50 variabili rilevabile attraverso un semplice survey
    Se volete avere maggiori informazioni a riguardo, contattatemi e sarò lieto di rispondervi.

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    Autore: Marco Domizio
    E' Innovation Manager certificato da Bureau Veritas e può supportarvi nell’analisi e valutazione delle attuale livello e capacità aziendale di innovare, individuare e attivare le leve necessarie per aumentare la competitività aziendale.
  • Innovazione, competetività e metodologia

    Perché innovare

    L'innovazione è uno degli ingredienti fondamentali del vantaggio competitivo di un azienda.
    In particolare, è una componente immateriale e intangibile difficilmente replicabile da parte dei concorrenti, composta da invenzioni e frutto di idee che le persone e i gruppi di lavoro di un'azienda cercano di trasformare in valore, ovvero opportunità di business.

    L’innovazione e’ quindi la dimensione applicativa di una invenzione o di un'idea.

    E’ vero anche che alcune statistiche dicono che su 3000 nuove idee, solo 300 sono valutate, 125 diventano piccoli progetti sperimentali e 4 idee vengono affrontate con veri progetti di sviluppo. Alla fine di questo percorso, solo 2 prodotti vengono lanciati sul mercato e uno diventa di successo. Insomma, al di là degli intenti, il successo non è immediato e il numero di fallimenti è elevato.

    L’invenzione è il punto di partenza dell’innovazione. Essa è sempre frutto di un percorso, cioè il tentativo di creare qualcosa che prima non esisteva non solo nella cultura aziendale, altrimenti sarebbe stata una scoperta. Prendiamo come esempio l'invenzione della ruota; questa, prima della sua invenzione, non esisteva né nella cultura umana né in natura (altrimenti sarebbe stata una scoperta). Invece l'America è stata una scoperta, in quanto già esisteva ed è stata frutto di quella capacità umana e mentale che oggi chiamiamo serendipità: in realtà Colombo cercava le Indie!
    Ma allora come può oggi un'azienda coltivare e sviluppare la capacità di inventare e gestire le idee per controllare e soprattutto accelerare il processo di trasformazione dell'idea in prodotti e servizi di successo? Occorre metodologia.

    Il processo di innovazione

    Una trasformazione o innovazione si concretizza nella creazione di un nuovo mercato, attraverso lo sviluppo di una nuova proposta di valore e, quindi, di un nuovo modello di business. 
    Questo modello deve realizzarsi tramite lo sviluppo di:
    • prodotti (beni e/o servizi) innovativi, presentati e/o combinati in maniera nuova per creare un’esperienza completamente diversa nei clienti;
    • processi innovativi per la produzione e/o la distribuzione di prodotti esistenti o nuovi che possano portare ad acquisire nuove fasce di clientela;
    • catene del valore innovative, per creare un nuovo spazio di mercato che, rendendo irrilevante la concorrenza, permetta un incremento di valore sia per l’impresa sia per il cliente.

    Da questa prima sommaria analisi, deduciamo due tipologie di innovazione:
    • distruttiva o radicale: l'introduzione di nuovi prodotti o servizi danno origine a nuove aziende, oppure essere causa di modifiche considerevoli all'interno di un'intera impresa (vedi ad esempio Airbnb e Uber);
    • incrementale o di sostegno: a differenza della prima, comprende la modifica, semplificazione, consolidamento e miglioramento di prodotti, processi, servizi e attività di produzione e distribuzione già esistenti. Un esempio concreto che spiega bene le conseguenze di una mancata innovazione a sostegno è sicuramente Blockbuster, incapace di leggere e reagire alla minaccia di Netflix, con il conseguente tracollo.

    Come innovare

    Il processo d’innovazione può essere articolato in 5 fasi: 
    • Ricerca di base: è un’attività finalizzata all'aumento delle conoscenze senza diretti fini applicativi, basata sulla pura curiosità intellettuale e sulla volontà di scoprire le leggi e meccanismi fondamentali che spiegano i fenomeni della natura e umani. La ricerca di base esplora ciò che è sconosciuto, ampliando il campo del possibile, e produce conoscenza per lo più generale e teorica.
    • Ricerca applicata: in questo caso, la ricerca viene finalizzata ad ottenere determinati risultati applicativi e a esplorare strade e metodi alternativi per realizzare fini pratici. Produce modelli, metodi e prototipi. E’ il primo momento in cui l’invenzione inizia a trasformarsi in innovazione.
    • Sviluppo: in questa fase del processo innovativo, l'obiettivo è passare dalla fase prototipale alla vera e propria fase di produzione anche con una finalità commerciale, cioè con l'obiettivo di realizzare un nuovo prodotto o servizio da vendere o una nuova tecnologia da applicare nel processo produttivo.
    • Produzione: avviene ora il mutamento da invenzione a innovazione. Infatti in questa fase, ciò che è stato ideato e sviluppato attraverso la ricerca nelle tre fasi precedenti viene declinato nei processi produttivi delle imprese. A questo punto l’innovazione è pronta ad essere introdotta sul mercato. 
    • Marketing: E’ l’atto conclusivo del processo, dove l’innovazione viene commercializzata sul mercato. 
    Alcune di queste fasi saranno probabilmente interne all’azienda, mentre altre oggi seguono il modello dell’Open Innovation e l’incubazione di startup innovative.

    Il successo dell'innovazione

    La chiave del successo nell’attività innovativa non risiede tanto nel disporre di una tecnologia, quanto nell’imprimere la direzione giusta al processo di cambiamento.

    Il vero vantaggio che l’impresa possiede è la capacità di riconoscere ed interpretare correttamente i segnali dell’ambiente che la circondano, minacce e opportunità, definire una strategia, acquisire o generare la conoscenza e le risorse tecnologiche necessarie per applicare il cambiamento e, infine, apprendere dall’esperienza.

    La gestione dell’innovazione, nella definizione e nel modo in cui tutte queste attività si integrano, diventa così uno strumento per perseguire il successo e lo sviluppo dell’impresa.
    Gestire l’innovazione significa organizzare e dirigere le risorse umane ed economiche al fine di stimolare la creazione di nuova conoscenza, la generazione di idee che permettano di ottenere nuovi prodotti, processi e servizi, o che consentano di migliorare quelli già esistenti. Significa guidare il trasferimento di queste stesse idee alle fasi di produzione, distribuzione e utilizzo.

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    Autore: Marco Domizio
    E' Innovation Manager certificato da Bureau Veritas e può supportarvi nell’analisi e valutazione delle attuale livello e capacità aziendale di innovare, individuare e attivare le leve necessarie per aumentare la competitività aziendale.

  • #CELAFAREMO


    Anche noi abbiamo paura, ci sentiamo sospesi e in alcuni momenti guardiamo al futuro con molti dubbi e domande.
    Sappiamo che a causa del coronavirus molte attività sono ora chiuse e la ripartenza sarà con grandi difficoltà.

    Ma siamo convinti che una cosa è certa: insieme #celafaremo.
    E bisogna essere pronti e preparati per ricominciare.

    Per questo motivo, abbiamo deciso di reagire e anche noi vogliamo fare la nostra parte.

    Abbiamo deciso di mettere gratuitamente le nostre competenze a disposizione della tua azienda per definire un piano per ripartire.

    Come?
    Intanto insieme verificheremo quali sono le tue maggiori difficoltà e la situazione, partendo da un check up di come sei organizzato e come pianificare le prossime attività per ripartire per tornare a fare affari con i tuoi clienti.

    Scopri cosa facciamo e contattaci senza alcun impegno compilando il form qui.
    Ti aspettiamo.
  • Dalla CX alla tecnologia


    Era il 1997.
    A distanza di tanti anni, guardo questo video e mi dico quanto è ancora moderno il pensiero di Steve Jobs:
    "..one of the things I’ve always found is that you’ve got to start with the customer experience and work backwards for the technology. You can’t start with the technology and try to figure out where you’re going to try to sell it."


    Alla fine, ciò che conta veramente è quello che il cliente pensa di comprare e che valore attribuisce all'ESPERIENZA D'ACQUISTO; è questo che determina l’essenza di un’attività, ciò che produce e il suo futuro successo.
    Tutto il resto passerà!

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    Autore: Marco Domizio
    Sono un consulente in Digital Transformation ed affianco imprenditori a realizzare progetti digitali per aumentare clienti e vendite
  • 6 step per la gestione dell'esperienza dei clienti

    La Customer Experience è la somma delle esperienze, delle sensazioni, delle emozioni e dei ricordi che un cliente matura nell’interazione con la tua Azienda.
    Creare esperienze d’acquisto memorabili, che rimangano impresse nella mente del consumatore e che influenzino il suo futuro comportamento, significa per l'Azienda sviluppare un vantaggio competitivo sostenibile.

    In un mondo iperconnesso in cui le aspettative dei clienti crescono continuamente, le aziende devono adottare un modello strutturato di gestione della Customer Experience.
    In questo nuovo modello, la conoscenza dei bisogni e delle aspettative dei clienti deve essere al centro dei processi aziendali e soprattutto decisionali e tutte le strutture interne devono essere sufficientemente agili e flessibili per reagire velocemente ai cambiamenti in atto e per adattarsi ai nuovi standard qualitativi emergenti.
    Infatti, oggi le aziende operano in un contesto iper-competitivo in cui le aspettative dei clienti stanno evolvendo più rapidamente rispetto alla loro capacità di definire un'esperienza in grado di soddisfarle.
    La semplicità nell'interazione è oggi considerata un 'must' per i clienti e la competizione si sta spostando sulla capacità delle aziende di personalizzare e di gestire in modo empatico il rapporto con i clienti. I consumatori vogliono che le aziende riconoscano la loro unicità, proponendo soluzioni specifiche ai loro problemi. I clienti desiderano vivere esperienze che li soddisfino come individui e, quando le aziende non sono in grado di fornirgliele, raramente concedono una seconda chance.

    Se qualche anno fa era sufficiente una segmentazione superficiale della clientela ed una personalizzazione limitata dell'esperienza, oggi per competere è necessario conoscere profondamente i clienti e definire soluzioni 'individuali'. In quest'ottica, l'analisi e della valorizzazione delle informazioni sui clienti, gli Insight, sono uno degli assi portanti della propria strategia.

    Tuttavia, per avere successo, non bastano grandi capacità tecnologiche, un team di esperti ed un management propenso ad integrare la propria vision con i segnali, anche deboli, generati dai dati.
    La tecnologia e la capacità di analizzare i dati per gestire le aspettative crescenti dei clienti sono, infatti, elementi necessari, ma non sufficienti per essere leader nella Customer Experience.
    Il vero motore della Customer Experience è rappresentato dal fattore umano.
    Le aziende leader riescono a gestire in modo ottimale i valori della fiducia e dell'empatia nel rapporto con il cliente, elementi entrambi collegati alla cultura aziendale e alle persone, sia
    di front, sia di back office. Proprio le persone rappresentano un asse fondamentale della trasformazione delle aziende in ottica cliente-centrica. È necessario che le organizzazioni guardino al proprio interno, riconoscendo che oltre ad asset, strutture e processi, esse sono in primo luogo costituite da persone. E le persone, cioè i dipendenti ad ogni livello organizzativo, sono un ingrediente centrale per la creazione di una Customer Experience eccellente.

    Il percorso di integrazione del concetto di centralità del cliente all'interno delle aziende si conferma un processo complesso, che non può prescindere da un reale cambiamento culturale, oltre che organizzativo. In Italia le aziende hanno compreso l'importanza di questa trasformazione, ma c'è ancora molta strada da fare per far evolvere i modelli di business e i modelli di relazione in ottica di Customer Centricity.

    Un percorso sostenibile di crescita in ottica di Customer centricity dovrebbe partire dalla Identità aziendale per arrivare poi a capire come questa viene percepita (immagine) dal cliente.
    Solamente analizzando il gap, ovvero la distanza da quello che è lo scopo dell'azienda e quello che viene effettivamente rilevato in ogni momento dal cliente, è possibile mettere in atto tattiche costruttive per migliorare la customer experience.

    Come dire, se la tua mission è quella di essere un leader nel tuo settore, devi poterlo dimostrare e non smentirti mai e soprattutto la tua Azienda deve e può:

    1. Personalizzare l'esperienza del singolo per creare una relazione emotiva unica
    2. Essere credibili e ispirare fiducia.
    3. Gestire, conoscere e superare le aspettative del cliente
    4. Trasformare un’esperienza semplice in una brillante
    5. Minimizzare l'impegno richiesto al cliente, attraverso processi semplici e chiari
    6. Arrivare a comprendere le aspettative del cliente per instaurare una relazione profonda.
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    Autore: Marco Domizio
    Sono un consulente in Digital Transformation ed affianco imprenditori a realizzare progetti digitali per aumentare clienti e vendite
  • L’insostenibile leggerezza dell’essere digitale


    Le aziende sono oggi in continua tensione tra essere e desiderare di essere "digitali".
    Ma nessuno si salva veramente da solo e il dubbio ricorrente è se avere o non avere un responsabile - un Chief Digital Officer - per guidare l'innovazione e la trasformazione digitale nelle loro attività, oppure se ha più senso integrare questa responsabilità nei ruoli degli attuali leader, quali Chief Information Officer, Chief Marketing Officer, Chief Technology Officer, Chief Innovation Officer, Chief Strategy Officer, Chief Data Officer, Chief Operating Officer, e così via.

    Chiaramente, ciò che funziona per un tipo di azienda o settore potrebbe non essere la soluzione migliore per un altro. Inoltre, non dimentichiamo che alcune organizzazioni sono "nate digitali", ovvero "una generazione di organizzazioni fondata dopo il 1995, i cui modelli operativi e capacità si basano sullo sfruttamento delle informazioni e delle tecnologie digitali di Internet come competenza fondamentale" - mentre la maggior parte delle aziende ha raggiunto la maggiore età nell'era industriale, quando dominavano modelli di business più tradizionali.

    Si potrebbe dire che i nuovi campioni della tecnologia abbiano la padronanza digitale incorporata nel loro DNA, mentre molte aziende più anziane si trovano ad affrontare la formidabile sfida di ripensare e ricalibrare i loro vecchi modelli di business per adattarsi all'odierna economia digitale. I primi non hanno certamente bisogno di un ruolo specifico nell'organizzazione dedicata allo sviluppo delle capacità digitali, poiché queste tecnologie sono già fondamentali per ciò che fanno. Ma per molte aziende più anziane si può sostenere che un ruolo di leadership così dedicato è indispensabile per la loro trasformazione digitale e, in definitiva, per la loro sopravvivenza.


    Che cos'è un Chief Digital Officer?

    In sostanza, si tratta di un dirigente o comunque una figura apicale il cui ruolo principale è quello di guidare la crescita e il rinnovamento strategico trasformando le tradizionali attività analogiche di un'organizzazione in quelle digitali, con particolare attenzione alla creazione di nuovo valore attraverso l'uso intelligente di strumenti digitali, piattaforme, tecnologie, servizi e processi.

    Qualcuno potrebbe pensare che non c'è molto di nuovo con il ruolo consolidato e familiare del Responsabile dei sistemi informativi (CIO-Chief information officer) ma mentre il CIO ha tradizionalmente supervisionato l'infrastruttura IT di un’azienda al fine di migliorare l'efficienza operativa, il CDO è più interessato all'implementazione di iniziative digitali che consentano l'innovazione strategica e la trasformazione del business.
    In termini generali, possiamo dire che il CIO tradizionale sia un gestore di continuità mentre il CDO è un gestore di cambiamento. Infatti, le aziende sanno di dover bilanciare la continuità dell'attività con i rapidi cambiamenti tecnologici e un profondo rinnovamento strategico, motivo per cui ora esistono due ruoli di leadership separati.

    Le responsabilità del Chief Digital Officer

    Ora che sappiamo cosa può portare in scena un Chief Digital Officer, diamo un'occhiata alle responsabilità specifiche che dovrebbero far parte della descrizione del ruolo del CDO. Poiché la posizione stessa è ancora relativamente nuova e in rapida evoluzione, molte organizzazioni dovranno andare oltre una descrizione del lavoro vaga, mal definita o obsoleta. Ecco solo alcune delle principali responsabilità che molte aziende considerano per questo ruolo:


    • Definire e attuare una strategia digitale : sviluppare una strategia digitale chiaramente definita e convincente per il futuro dell'azienda e garantire che tutte le iniziative digitali pertinenti siano pienamente integrate nel processo di pianificazione strategica per l'impegno della leadership, l'allocazione e l'esecuzione delle risorse
    • Fungere da agente di cambiamento interfunzionale: il CDO deve essere il leader e integratore centrale dell'azienda nel processo di trasformazione digitale, fungendo da intermediario tra tutti gli altri dirigenti e funzioni nel lancio di iniziative e capacità digitali, integrando pienamente business e tecnologia, e colmare le lacune nelle prestazioni digitali esistenti tra le varie funzioni e unità aziendali dell'organizzazione
    • Promuovere l'innovazione digitale: lavorare con i team in tutta l'azienda per generare soluzioni digitali innovative per prodotti, servizi, processi, esperienze dei clienti, canali di marketing e modelli di business. Il CDO dovrebbe possedere e monitorare il portafoglio dei progetti di innovazione digitale
    • Misurare il ROI dei progetti digitali : le iniziative di innovazione e trasformazione digitali dovrebbero creare valore, ad esempio migliorando il coinvolgimento e la fedeltà dei clienti, generando nuovi ricavi o raggiungendo nuove efficienze. Poiché questi risultati sono misurabili, il CDO dovrebbe monitorare e riferire sui risultati del ROI dei progetti e degli investimenti digitali - collegati ai KPI dell’impresa - con l'obiettivo di dimostrare l'impatto positivo di queste iniziative
    • Espansione dell'ecosistema dell'innovazione digitale: costruire, gestire e continuare a far crescere un ecosistema di innovazione digitale interno ed esterno, sfruttando le competenze all'interno e all'esterno dell'organizzazione (in una rete di partner esterni) per applicare le tecnologie digitali all'azienda
    • Sviluppare talenti digitali: la domanda di innovazione e trasformazione digitali sta attualmente superando l'offerta di talenti qualificati nel mercato e all'interno delle organizzazioni. Il CDO deve quindi lavorare a stretto contatto con le risorse umane per attrarre e trattenere i migliori talenti e sviluppare capacità digitali in tutta l'azienda


    La necessità di una leadership digitale

    Il termine "digitale" probabilmente si estinguerà nei prossimi anni poiché i modelli operativi "digitali" in pratica diventeranno il modello operativo aziendale (almeno per quelle aziende che sopravviveranno).
    Per questo motivo il lavoro del CDO deve essere quello di un leader digitale, qualcuno in grado di guidare con successo lo sforzo di trasformazione in tutta l'azienda in un viaggio pluriennale verso l'eccellenza digitale. C'è molto da aspettarsi da ogni individuo, ma rappresenta anche forse il ruolo aziendale più eccitante e importante di oggi. Senza creare questo ruolo chiave di leadership, in altre parole nominare qualcuno qualificato per ricoprire questo ruolo, in che altro modo le aziende possono sperare di fare il viaggio di trasformazione verso un futuro completamente digitale?

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    Autore: Marco Domizio
    Sono un consulente in Digital Transformation ed affianco imprenditori a realizzare progetti digitali per aumentare clienti e vendite
  • Glossario 4.0: il dizionario della Digital transformation


    Spesso mi capita per deformazione professionale di utilizzare termini "tecnici" nell’ambito di Impresa 4.0
    Di seguito, ho raccolto e condivido una serie di concetti per facilitare la loto comprensione.

    Il lavoro non vuole essere esaustivo, sicuramente può essere migliorato e rappresenta solamente un punto di partenza per chi affronta questi argomenti per la prima volta.
    Non esitate a contattarmi e inviarmi e vostri commenti.

    Additive Manufacturing

    Una serie di processi di fabbricazione che consentono di realizzare oggetti tridimensionali a partire da un modello digitale, depositando progressivamente materiale strato su strato. Si contrappone alle tradizionali tecniche di produzione sottrattiva e rappresenta una vera e propria integrazione tra mondo reale e mondo virtuale. L’ Additive manufacturing è anche definito 3D Printing ed è spesso utilizzato per la prototipazione oltre che per la produzione vera e propria di tirature limitate di prodotti. L’Additive Manufacturing non richiede la produzione di stampi e permette produzioni ad elevatissima personalizzazione.

    Advanced HMI

    (Advanced Human Machine Interface) - grazie a wearable e alle nuove interfacce uomo/macchina e alle interfacce conversazionali che permettono l’acquisizione e/o la veicolazione di informazioni in formato vocale, visuale e tattile la Human Machine Interface arriva a uno stadio avanzato che include sistemi consolidati, come i display touch, gli scanner 3D per la lettura gestuale o come i visori per la realtà aumentata con visione sovrapposta e periferica. L’Advanced HMI permette lo sviluppo di Performance Support System o di Manuali tecnici interattivi, nella forma di soluzioni che supportano le attività operative e la formazione degli operatori.

    AR - Augmented Reality

    Soluzione tecnologica che permette di arricchire la visione degli ambienti reali con l’inserimento di oggetti virtuali. La persona coinvolta resta a contatto con la realtà fisica, che viene però integrata con informazioni e input aggiuntivi. Con questa soluzione si migliora la interazione con l’ambiente e con i sistemi di produzione. L’Augmented Reality è utilizzata per fornire agli operatori tutte le istruzioni per intervenire direttamente sulle apparecchiature.

    Beacon

    E’ una tecnologia basata sul Bluetooth. I beacon, tramite il Bluetooth, trasmettono e ricevono piccoli messaggi entro distanze limitate.

    Big Data And Smart Data

    Una raccolta incredibilmente estesa in termini di volume, velocità e varietà, che comprende dati strutturati e non, la cui estrazione richiede metodi analitici e tecnologie sempre più sofisticate. . I dati possono provenire dagli oggetti (Internet of Things), dai social network, dai computer, dai device personali (wearable device), ecc. La sfida attuale consiste nel trasformare i big data in smart data: informazioni intelligenti, nuove e utili, che diano vantaggio competitivo e siano perfettamente fruibili per il cliente.

    BLE

    Bluetooth Low Energy (BLE) è una funzionalità del Bluetooth, progettata per applicazioni a basso consumo per dispositivi wireless entro un raggio d’azione che arriva fino a 50 metri. È una versione potenziata del Bluetooth, implementata per IoT.

    Bluetooth

    E’ il protocollo per la connessione e la comunicazione senza fili tra dispositivi, che si scambiano dati e informazioni tramite onde radio.

    Chatbot

    Programma di intelligenza artificiale (AI) che simula conversazioni umane in modo interattivo, utilizzando frasi preimpostate. Viene utilizzato di frequente per servizi di assistenza (customer care) e per strategie di marketing, soprattutto attraverso i social network e i sistemi di messaggi istantanei.

    Cloud Computing

    Erogazione di risorse informatiche come l'archiviazione, l'elaborazione o la trasmissione di dati, caratterizzato dalla disponibilità on demand attraverso Internet a partire da un insieme di risorse preesistenti e configurabili. Questa tecnologia offre innovazione rapida, risorse flessibili ed economie di scala attraverso la distribuzione di servizi di calcolo computazionali (es. server, storage, database, rete, software, analisi, business intelligence) tramite Internet (“il cloud”). È una forma di terziarizzazione tecnologica avanzata in cui l’utente non compra il prodotto, ma la possibilità di utilizzare quel prodotto a distanza, senza disporne fisicamente.

    Cloud Manufacturing

    Metodo che abilita, grazie alla rete, l’accesso delle risorse dedicate alla manifattura e alla produzione. Il Cloud Manufacturing prevede la erogazione di servizi e prevede il passaggio verso una nuova interpretazione della manifattura come MaaS o Manufacturing as a Service. Il Cloud Manufacturing si declina in diverse forme di produzione come il Collaborative Manufacturing, come il Virtual Manufacturing. La struttura logica del Cloud Manufacturing prevede la gestione di risorse produttive all’interno di servizi Cloud e il Cloud manufacturing permette inoltre di erogare risorse di produzione in modalità ‘on demand’.

    Coding

    Programmazione di sistemi informatici a mezzo di opportuni linguaggi codificati.

    Cognitive Computing

    Capacità di alcune soluzioni software di affrontare situazioni complesse che sono caratterizzate da una grande quantità di dati non strutturati, ambigui, incerti, contrastanti e soggetti a cambiamenti frequenti e rapidi; l’obiettivo, passando da un approccio programmatico (deterministica) ad un approccio probabilistico, è quello di aggregare e organizzare i dati per permettere alle persone e alle macchine di lavorare insieme in modalità semplici e intuitive trasformando i dati in informazioni utili a prendere decisioni consapevoli. Lo sviluppo di soluzioni di Cognitive Computing è strettamente collegato con gli sviluppi in alcuni ambiti associati all’Intelligenza artificiale come ad esempio il machine learming, natural language processing, machine perception, computer vision, speech recognition.

    Cognitive Manufacturing

    Sistemi di produzione e di automazione basati su apparati sviluppati per raccogliere dati, elaborarli a livello locale, trasformarli in conoscenza e applicarla in azioni destinate alla produzione. Si tratta di soluzioni automatizzate che seguono regole di produzione legate alla produzione stessa e al contesto (Context-Driven).

    Collaborative Manufacturing

    Forma di produzione basata su principi collaborativi in cui operatori, sistemi di produzione, organizzazioni, fornitori e partner, reti di vendita dirette e indirette collaborano, grazie e piattaforme di produzione comuni, al raggiungimento di obiettivi comuni per semplificare o eliminare i passaggi intermedi e creare una produzione in forma end-to-end. La Fully Integrated Supply Chain consente a più gruppi di operare assieme aumentando la reattività, l’agilità e la centralità del prodotto o del servizio in relazione al cliente.

    Context-Driven Testing

    Metodologia per velocizzare il testing dei prodotti e il rilascio sul mercato di nuovi prodotti. Con questa impostazione il testing non è più un momento di verifica delle specifiche fissati a priori ma diventa una parte integrante del processo progettuale e produttivo.

    CRM - Customer Relationship Management

    Sistema informativo che raccoglie tutte le strategie di gestione del rapporto con il cliente. È un asset intangibile ma straordinario per l’impresa attraverso cui individuare la giusta strategia di ingaggio dei clienti, capire le loro esigenze, rispondere in modo adeguato ai loro bisogni e mantenere una relazione solida e duratura nel tempo.

    Customization

    Realizzare o modificare un prodotto sulla base di specificazioni personali di un utente. Le tecnologie IoT renderanno disponibili in tempo reale una grande mole di informazioni sui clienti, per esempio in merito alle modalità di utilizzo/fruizione di prodotti e servizi, dati biometrici, stili di vita, ecc. Sarà quindi possibile definire i bisogni dei clienti eseguendo un targeting spinto dal mercato.

    Cyber Physical System

    Sistema interattivo che integra e connette macchinari, beni fisici, device di comunicazione, con capacità di autoapprendimento. L'industria 4.0 è la teorizzazione di un paradigma manifatturiero basato sul concetto di Cyber Physical System (CPS), ovvero sistemi informatici in grado di interagire con i sistemi fisici in cui operano; tali sistemi sono dotati di capacità computazionale, di comunicazione e di controllo. I Cyber Physical Systems rappresentano una delle basi concettuali e logiche per lo sviluppo di smart factory.

    Cyber Security

    Insieme di tecnologie, processi e pratiche aventi lo scopo di proteggere gli asset informatici da possibili attacchi esterni o interni che potrebbero provocare danni diretti o indiretti di notevole impatto. E’ un fattore alla base dello sviluppo di industria 4.0 per evitare che le interazioni e i contatti sviluppati all’interno del cyber physical system possano essere oggetto di attacchi informatici. La tutela delle tecnologie legate all’Industria 4.0 richiede lo sviluppo di adeguati strumenti di sicurezza informatica.

    Data Analytics

    Organizzazione e analisi dei dati in modo da produrre informazioni importanti per prendere decisioni così come per definire prodotti e servizi con sempre maggiore livello di specificità.

    Data Mining

    Insieme di tecniche e metodologie che hanno per oggetto l'estrazione di un sapere o di una conoscenza a partire da grandi quantità di dati. Analisi matematica eseguita su grandi quantità di dati per individuare le informazioni più significative e renderle disponibili e utilizzabili nell’ambito dei processi di decison making.

    Digital Enterprise

    Un’azienda nella quale l’IT assume un ruolo determinante nella definizione della propria strategia di business. Tutti i processi di creazione del valore, fino anche al coinvolgimento dei fornitori, sono rappresentati e gestiti in modo digitale e strettamente interconnessi.

    Digitalizzazione

    Indica l’utilizzo delle tecnologie digitali per modificare un modello di business e fornire all’impresa opportunità in termini di creazione di valore. In sostanza riassume il processo di transizione verso un business digitale.

    Domotica

    È lo studio e l’applicazione di un insieme di tecnologie basate sull’ ingegneria informatica ed elettronica, con l’obiettivo di integrare una serie di dispositivi in grado di automatizzare e semplificare le azioni quotidiane di una casa o di un edificio. Queste tecnologie, per funzionare in maniera integrata e utilizzare quindi informazioni condivise, devono essere collegate a una rete informatica comune, che è solitamente la rete Internet.

    Fog Computing O Edge Computing

    E’ una forma di decentralizzazione a livello di Cloud per la elaborazione in locale di dati che devono provvedere a gestire azioni che a loro volta devono svolgersi a livello locale. Questa soluzione prevede che i dati non vengano inviati completamente al cloud ma si sfrutta la possibilità di elaborare a livello locale e comunicare di alcuni dispositivi IoT in grado di farlo. La logica classica del Cloud computing prevede che nella comunicazione tra due dispositivi, ci sia sempre un invio di dati al cloud stesso. Il Fog o Edge Computing, permette di mantenere una certa quantità di dati a livello locale per una elaborazione locale.

    IIot

    Industrial Internet of Things, rappresenta una definizione alternativa all’applicabilità delle tecnologie inerenti Internet of Things applicate al mondo dell’industria. Meno conosciuta e utilizzata rispetto a Internet of Things (IoT), è un’ applicazione di quest’ultima all’interno del contesto di impresa 4.0. IoT e IIoT (Industrial Internet of Things) non sono sinonimi intercambiabili, dato che il secondo termine è legato all’impresa. Un oggetto dell’Industrial Internet trova applicazione all’interno della “fabbrica”, della realtà aziendale, nel contesto della quarta rivoluzione industriale. Lo scopo è quello di ottimizzare i processi produttivi mediante la connessione tra le macchine dell’azienda, di cui viene controllato anche, in modo preventivo, lo stato di salute e il corretto funzionamento. Un oggetto IIoT consente anche di sviluppare dati da analizzare e di controllare i tempi della produzione.

    Industria 4.0

    È il nuovo modello di produzione e organizzazione del lavoro che porta l’automazione industriale più tradizionale verso una forma di integrazione digitale di tutte le sue componenti. La “Quarta Rivoluzione Industriale” si basa sull’adozione di alcune tecnologie definite abilitanti che connettono sistemi fisici e digitali, l’analisi delle informazioni ricavate dalla Rete e una gestione più flessibile del ciclo produttivo.

    Industrial Analytics

    Tool e metodiche per la gestione di Big Data provenienti da apparati Internet of Things direttamente connessi all’ambito manifatturiero o relativi alla integrazione dei dati tra i sistemi IT per la pianificazione e la sincronizzazione dei flussi produttivi e logistici. L’Industrial Analytics comprende la Business Intelligence, la Data Analytics, la Data Visualization, la Simulation, il Forecasting ovvero gli strumenti necessari per supportare decisioni rapide dai dati IoT.

    Integrazione Verticale E Orizzontale

    L’integrazione verticale è l’implementazione di specifici sistemi informativi e gestionali in grado di interagire e scambiare informazioni attraverso i soggetti coinvolti nella catena di produzione. L’integrazione orizzontale è l’implementazione di specifici sistemi informativi e gestionali in grado di far interagire aziende, distributori e fornitori operanti nella stessa filiera.

    Intelligent IoT Smart Sensors

    Sensori Internet of Things dotati di capacità ci calcolo e oltre a raccogliere e trasmettere dati dall’ambiente fisico, o dagli apparati ai quali sono associati, eseguono funzioni di calcolo. E’ un IoT in grado di restituire dati elaborati o con una sorta di “pre” elaborazione e possono già essere utilizzati per eseguire azioni sulle macchine stesse o per trasmettere informazioni più elaborate ai sistemi centrali.

    Intelligenza Artificiale

    Sistema che compie azioni, ragionamenti e comportamenti che normalmente richiedono l’essere umano, come ad esempio la percezione visiva, la comprensione del discorso, la traduzione in altre lingue, l’organizzazione, la gestione di oggetti e la capacità di prendere decisioni. Il CHATBOT è un esempio di intelligenza artificiale applicata al servizio di assistenza ai clienti di una piccola media impresa.

    Internet Of Everything

    Indica “l’Internet del tutto”, andando oltre al tema dei dispositivi interconnessi; ogni cosa, dalle persone agli oggetti, fino ai processi, sono connesse tra loro. Si parla quindi di un mondo iper-connesso, che racchiude in sé quattro categorie: le cose, i processi, i dati e le persone.

    Internet Of Humans

    Significa “Internet degli esseri umani” e si riferisce alle interazioni dirette o indirette tra dispositivi e persone, generando un insieme di informazioni utili a comprendere e migliorare la vita degli essere umani.

    Internet Of Things

    È l’insieme di componenti e dispositivi tecnologici (ad esempio sensori) che possono essere incorporati in oggetti fisici e macchinari. Con questi dispositivi è possibile creare un’interfaccia tra mondo fisico e mondo digitale, consentendo la comunicazione tra gli oggetti attraverso internet e permettendo scambio di informazioni, modifica del comportamento in base agli input ricevuti, memoria di istruzioni e, quindi, di apprendimento dall’interazione. I campi di applicabilità sono molteplici: dalle applicazioni industriali (processi produttivi), alla logistica e all’infomobilità, fino all’efficienza energetica, all’assistenza remota e alla tutela ambientale.

    Interoperabilità

    È la capacità di due o più sistemi, applicazioni, reti, mezzi o componenti, di scambiarsi informazioni tra loro e di essere poi in grado di utilizzarle. Oggi è applicato a settori differenti.

    IT/OT Integration

    L’Integrazione tra Information Technology e Operational Technology è uno dei fattori abilitanti all’Industry 4.0 nelle imprese di produzione, in particolare nelle imprese con una elevata intensità e concentrazione di asset e prevede un cambiamento radicale del tradizionale paradigma che prevede la tradizionale separazione tra IT e OT. Nell’Industry 4.0 il digitale non si ferma all’IT ma è integrato strutturalmente e logicamente con l’OT.

    LI-FI

    Acronimo di “light fidelity”, è la tecnologia che permette una comunicazione senza fili tra dispositivi, utilizzano la luce per trasmettere i dati ad alta velocità, anziché le onde radio.

    Machine Learning

    L'apprendimento automatico (noto in letteratura come machine learning) rappresenta una delle aree fondamentali dell'intelligenza artificiale e si occupa della realizzazione di sistemi algoritmi che si basano su osservazioni come dati per la sintesi di nuova conoscenza. L'apprendimento può avvenire catturando caratteristiche di interesse provenienti da esempi, strutture dati o sensori, per analizzarle e valutarne le relazioni tra le variabili osservate. In particolare il Machine Learning va integrato con la Artificial Intelligence (AI) e consente alle macchine di svolgere azioni anche senza l’intervento diretto di programmatori.

    Manufacturing Big Data

    E’ la specializzazione delle metodologie e degli algoritmi legati ai Big Data Analytics indirizzati ad applicazioni nell’ambito manifatturiero. Il Manufacturing Big Data lavora sia con layer fisici come i sensori, sia con sistemi IT convenzionali.

    Manutenzione Predittiva

    E’ il risultato congiunto della connessione, della integrazione, del Real-Time Analytics e permette di monitorare e gestire lo stato di salute dei singoli componenti dei vari prodotti con la possibilità di intervenire preventivamente per evitare fermi macchina.

    Materiali Intelligenti

    Materiali dotati di una o più proprietà che possono essere cambiate e controllate tramite degli stimoli esterni, come lo stress meccanico, la temperatura, l'umidità, il pH, il campo elettrico o magnetico (le leghe e i polimeri a memoria di forma, materiali magnetostrittivi, fotomeccanici, cromici ecc).

    Meccatronica

    Interazione tra meccanica, elettronica e informatica con lo scopo di automatizzare i sistemi di produzione e/o realizzare prodotti che utilizzino le tre tecnologie per ottenere prodotti flessibili facilmente riconfigurabili.

    MES - Manufacturing Execution System

    Indica un sistema informatizzato che ha la principale funzione di gestire e controllare la funzione produttiva di un'azienda. La gestione coinvolge il dispaccio degli ordini, gli avanzamenti in quantità e tempo, il versamento a magazzino, nonché il collegamento diretto ai macchinari per dedurre informazioni utili ad integrare l'esecuzione della produzione come a produrre informazioni per il controllo della produzione stessa.

    Mixed reality -Realtà Mista

    Unisce alla realtà fisica le realtà virtuale e aumentata, sovrapponendole. Questa tecnologia rende possibile l’osservazione del mondo reale traendone informazioni utili (in AR), ma anche vedendo e interagendo con oggetti virtuali all’interno di esso (in VR).

    Motion Control

    È l’insieme delle tecnologie e dei dispositivi che guidano gli strumenti meccanici in movimento, un fattore chiave che influisce sulle prestazioni della macchina. Le soluzioni tecnologiche del motion control permettono di realizzare macchine in cui il coordinamento tra gli organi in movimento è ottenuto tramite sistemi elettronici, anziché tramite i tradizionali sistemi meccanici di distribuzione del moto (ad esempio cinghie o ruote dentate).

    NFC - Near Field Communication

    Tecnologia che permette lo scambio di dati e informazioni in modalità wireless (senza fili) tra dispositivi a strettissima vicinanza.

    Predictive Behavioral Analytics

    Permette di gestire Real-Time le analitiche relative al comportamento degli utenti e di sviluppare delle azioni di business o di produzione direttamente conseguenti a queste analitiche. Nell’Industry 4.0 la Predictive Behavioral Analytics serve per attuare una metodica progettuale direttamente agganciata al comportamento degli utenti. Il primissimo risultato della Predictive Behavioral Analytics è nella Predictive Maintenance che analizza il comportamento dei mezzi di produzione e dei prodotti e il comportamento degli operatori e dei consumatori nell’utilizzo dei prodotti. L’analisi comportamentale si concentra sulla comprensione del rapporto tra i consumatori e i prodotti.

    Predictive Maintenance System

    Si tratta di un sistema che, grazie all’impiego di un hardware specifico, a sensori e ad algoritmi predittivi e con l’impiego di tecnologie abilitanti in ambito IoT (Big data, Cloud computing, Machine Learning), consente di massimizzare l’efficacia delle attività di manutenzione dei clienti, intervenendo da remoto e riducendo fermi macchina e costi di manutenzione.

    Preventive Maintenance

    La manutenzione preventiva è una politica di manutenzione che si prefigge l'obiettivo di eseguire un intervento manutentivo di "revisione", "sostituzione" o "riparazione", prima che nel componente si manifesti il guasto, tipicamente basato su contatori e parametri associati ai vari strumenti industriali. Tipicamente vengono utilizzati strumenti informatici avanzati di tipo Machine Learning e Data Mining.

    RFID – Radio frequency Identification

    Precursore dell’IoT, rappresenta una tecnologia per la identificazione e la lettura in automatico di dati associati a determinati prodotti, L’RFID prevede la memorizzazione di dati grazie ai tag o vere e proprie etichette elettroniche (o trasponder) che dialogano a distanza con i Reader, ovvero con apparati radio che scrivono e leggono dati direttamente sulle etichette.

    Robotica Collaborativa

    Utilizzo di robot che possono interagire direttamente con gli esseri umani o entrare in contatto con essi in maniera sicura senza necessità di recinzioni perimetrali di sicurezza, condividendo lo stesso spazio di lavoro. Un aiutante in grado di svolgere operazioni ripetitive o pericolose e in grado di dare cadenza e sequenzialità al lavoro svolto.

    Simulation

    Consente di definire la geometria del prodotto e simularne il comportamento nei più svariati modi, senza bisogno di costruire e utilizzare prototipi fisici. Attraverso la realizzazione dei digital twin, o copie digitali, del prodotto un'ampia gamma di varianti possono essere confrontate, testate e valutate. Tutto in modo virtuale.

    Smart Factory

    Impresa manifatturiera che implementa soluzioni digitali pensate per monitorare tutti i processi produttivi, per tracciare lungo la Fully Integrated Supply Chain sia i semilavorati sia i prodotti finiti. La Smart Factory è basata sull’IoT e sulla Real-Time Analytics e permette di aumentare l’efficienza e modificare il rapporto con i clienti e i business model.

    Smart Grid

    Nuovo concetto di produzione e gestione dell’energia. La smart grid è una rete elettrica intelligente che grazie a sensori IoT misura l’efficienza energetica degli apparati presso gli utilizzatori e monitorizza il consumo ne “corregge” il consumo e gestisce la produzione di energia in funzione della quantità realmente necessaria.

    Smart Manufacturing

    E’ una nuova interpretazione della manifattura che grazie alle tecnologie digitali possono aumentare la propria competitività ed efficienza con la interconnessione digitale di tutti gli asset: macchine, risorse umane e conoscenza aziendale.

    Stampa 3d

    Spesso usato come sinonimo di Manifattura Additiva, è una delle tante tecniche di manifattura additiva. Ha un funzionamento simile alla stampante 2D a getto di inchiostro, in quanto l’oggetto tridimensionale è costruito, strato per strato, per getto di materiale o getto di legante. Nel linguaggio comune si riferisce alle stampanti a estrusione di filo che utilizzano la tecnologia della modellazione per deposizione di fuso.

    Supply Chain 4.0

    Altrimenti definitica Fully integrated supply chain si riferisce a una catena del valore totalmente integrata con una connessione completa che unisce produttori, produttori, integratori, distributori, rivenditori e clienti permettendo una visibilità su tutti i passaggi.

    Time To Market

    Tempo che intercorre dall'ideazione di un prodotto alla sua effettiva commercializzazione. È un termine molto utilizzato nell’industria 4.0. Infatti, per via della possibilità sempre più avanzata della prototipazione digitale e reale (tramite la stampa 3D) il tempo necessario, dalla sua idea iniziale al momento in cui viene commercializzato, si riduce.

    Trasformazione Digitale

    L’insieme di trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche associate con l’utilizzo della cosiddetta tecnologia digitale.

    VR - Realtà Virtuale

    Soluzione tecnologica informatica che simula la realtà effettiva, sostituendola con un ambiente completamente digitale, slegato da quello esterno. L’accesso a questo ambiente è reso possibile con l’utilizzo di accessori sviluppati appositamente per interagire all’interno della realtà virtuale (guanti, auricolari, occhiali).

    Wearable Technologies

    Sono dispositivi e sensori indossabili. Costituiscono un esempio di IoT dal momento che sfanno parte di oggetti fisici (come orologi e braccialetti smart) o “cose” integrati con elettronica, software, sensori e connettività per consentire agli oggetti di raccogliere e scambiare quantità di dati con un produttore, un operatore o altri dispositivi collegati senza richiedere l’intervento umano. . Questo tipo di tecnologie rilevano e monitorano i segnali biologici interni ed esterni del corpo, oltre quelli emozionali.
  • Il ruolo della serendipità nell'economia data-driven

    Il neologismo serendipità ha origine dall’inglese serendipity, voce coniata nel 1754 da H. Walpole nel suo romanzo "Three Princes of Serendip" (Serendippo è la forma italiana di Sarandib, denominazione persiana dell’attuale Sri Lanka), dove narra la storia di tre giovani che hanno il dono naturale di scoprire cose di valore senza cercarle. La vicenda si incentra, oltre che sulla casualità delle scoperte, sulla sbalorditiva capacità abduttiva (quella cioè che procede a ritroso dagli effetti alle cause) di cui i tre giovani protagonisti del libro fanno mostra.

    Ma cosa c'entra la serendipità con la data-driven economy, ovvero con un’economia in cui l’uso dei dati è centrale nelle strategie e nella gestione del business, nello sviluppo di nuovi prodotti e servizi, nei processi decisionali, nel rinnovamento dei modelli di business, nella creazione di innovazione e nella diffusione della conoscenza?

    Per analizzare i dati occorrono modelli ed il problema con i modelli analitici è che sono accurati solo come i dati storici e le relazioni storiche su cui sono stati costruiti. Se lasciati a se stessi, l'efficacia di un modello analitico può decadere a causa di cambiamenti nelle variabili esterne come ad esempio i modelli meteorologici, le condizioni economiche, le situazioni politiche, le nuove norme della società, i progressi tecnologici, le mode, le dinamiche del mercato e altro ancora. Di conseguenza, un data scientist deve pianificare una sperimentazione continua, al fine di mantenere un modello analitico efficace.

    La serendipità - l'occorrenza e lo sviluppo di eventi casuali in modo felice o benefico - è un concetto utile. Serendipity descrive la situazione umana della scoperta casuale. La serendipità può svolgere un ruolo fondamentale nel garantire che i modelli analitici non diventino irrilevanti a causa di cambiamenti incontrollabili e imprevisti nel mondo reale.

    L'esempio del sistema di raccomandazioni come filtraggio collaborativo

    Un modo in cui molte aziende B2C hanno affrontato il problema della serendipità è utilizzando il filtro collaborativo per fornire raccomandazioni ai clienti in base a ciò che altri clienti come loro hanno acquistato in precedenza.

    Il filtraggio collaborativo è un metodo per fare previsioni automatiche (filtraggio) sugli interessi di un utente raccogliendo preferenze o informazioni sul gusto da parte di molti utenti (collaborando). L'ipotesi di base del filtro collaborativo è che se alla persona A piacciono gli stessi prodotti della persona B, allora la persona A è più propensa a condividere l'opinione di B su un prodotto diverso rispetto a una persona scelta casualmente.

    Siti web come Amazon e Netflix hanno sfruttato il filtro collaborativo (sebbene abbiano creato i loro algoritmi di filtraggio collaborativo proprietari e altamente sintonizzati) per creare momenti di shopping fortuiti tramite raccomandazioni sui prodotti. E Facebook e LinkedIn usano il filtro collaborativo per suggerire nuovi amici o contatti.

    I filtri collaborativi possono essere applicati in molte altre situazioni reali e questo può determinare la scoperta di nuove correlazioni tra i dati, permettendo così la modifica dei modelli analitici.

    E' fondamentale quindi la registrazione di questi esperimenti al fine di quantificare l'efficacia di questi momenti di serendipità o la sperimentazione per assicurare che i modelli analitici rimangano rilevanti.
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